JUDY

Film vincitore del premio Oscar come Migliore Attrice Protagonista.

Domenica 16 febbraio: ore 16:15

Genere: Biografico, Drammatico, Musicale

Regia: Rupert Goold

Attori: Renée Zellweger, Finn Wittrock, Rufus Sewell, Michael Gambon, Jessie Buckley, Bella Ramsey, Richard Cordery, Andy Nyman, Royce Pierreson, Darci Shaw, Daniel Cerqueira, Lewin Lloyd

Paese: Gran Bretagna

Durata: 118 min

Distribuzione: Notorious Pictures

Sceneggiatura: Tom Edge

Fotografia: Ole Bratt Birkeland

Nell’ultimo periodo della sua vita, Judy Garland è ancora un nome che suscita ammirazione e il ricordo di un’età dell’oro del cinema americano, ma è anche sola, divorziata quattro volte, senza più la voce di una volta, senza un soldo e senza un contratto, perché ritenuta inaffidabile e dunque non assicurabile. Per amore dei figli più piccoli, è costretta ad accettare una tournée canora a Londra, ma il ritorno sul palco risveglia anche i fantasmi che la perseguitano da sempre.

Il Mago di Oz fu il capolavoro dell’era degli Studios, un film in un certo senso senza regista (ne ebbe quattro), in cui ogni reparto lavorava alacremente sotto la guida di Louis B. Mayer e tutto era fatto ad arte e tutto era artefatto.

La stessa Judy Garland divenne una creatura della MGM, che la portò al successo mondiale, le tolse il sonno, l’appetito e le impose una dieta a base di sonniferi e antidepressivi che non fu mai in grado di abbandonare.
Il biopic di Rupert Good, già regista di un dramma sul furto d’identità (True Story), insieme all’interpretazione, straziante, di Renée Zellweger, sono qui per dire che dietro le torte di compleanno di plastica, dietro gli abiti di scena e le regole della finzione, c’era una donna che ha sofferto veramente, che ha amato lo show business come un genitore, cercando il suo applauso prima di ogni cosa, e da esso è stata divorata.
Naturalmente Judy Garland non è stata solo Dorothy Gale, ma la ragazzina del Kansas che cantava il suo sogno appoggiata allo steccato, è diventata un’icona immortale e la Zellweger mette i brividi, tirata e ingobbita, per come riesce a replicare il suono della sua voce nel parlato, mentre il copione si muove avanti e indietro tra il ’39 e il ’69, rinnegando tutto il resto per concentrarsi sull’inizio e la fine, il patto col diavolo e il momento in cui questo ha cominciato a chiedere il conto.
“There’s no place like home”, sentenziava Dorothy alla fine della sua avventura in technicolor. E Judy ribadisce il concetto, da una prospettiva più drammatica e terminale. L’attrice non ha una casa, né i soldi per pagarla; perciò è costretta a esibirsi per denaro, lontana dai figli, facendo “famiglia” con chi le concede un po’ di tempo e di compagnia disinteressata.