Programmazione

 

MAMMA MIA! CI RISIAMO”

Sabato 22 settembre: ore 18:45 

Domenica 23 settembre: ore 21:00

Lunedì 25 settembre: ore 18:45

DATA USCITA: 06 settembre 2018

GENERE: Musicale, Commedia

ANNO: 2018

REGIA: Ol Parker

ATTORI: Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters, Dominic Cooper, Amanda Seyfried, Christine Baranski, Lily James, Cher, Jeremy Irvine, Andy Garcia, Josh Dylan, Hugh Skinner, Alexa Davies

PAESE: USA

DURATA: 114 min.

Sono passati alcuni anni e Sophie ha deciso di rimodernare l’hotel di famiglia, sull’isola greca di Kalokairi, per rendere omaggio a Donna, che l’ha cresciuta da sola in quel paradiso terrestre. Mentre soffre per la lontananza di Sky e si adopera perché l’inaugurazione dell’hotel sia memorabile, la giovane donna ripensa alla vita di sua madre, a quel pugno di giorni che le sconvolsero la vita e alla scelta di restare sull’isola, la stessa che sta maturando lei, tra entusiasmo e perplessità.

Il sequel del successo colossale diretto da Phyllida Lloyd è improntato sulla formula del rispecchiamento, seguita con testarda esattezza, per non dire robotica meccanica, e culminante in uno scambio di persona in un acqueo riflesso, a suggello della lunga equazione che lo precede.

La regia, dieci anni dopo, passa a Ol Parker, e, anche se alla base non c’è più l’ispirazione diretta di un musical già rodato, si direbbe che il copione del film nasca proprio dal desiderio di portare in scena molti brani degli ABBA che non avevano trovato posto in prima battuta. La musica è tanta, persino troppa, infatti la soluzione di continuità tra i pezzi cantati è spesso minima. D’altronde si canta e si balla dentro e fuori dai flashback, con la differenza che, là dove il personaggio interpretato da Amanda Seyfried piange lacrime melanconiche, l’ingresso di Lili James nel ruolo di Donna da ragazza è una risata sfrenata senza fine, sintomo squadernato di un amore per la vita e l’avventura che è da sempre l’ingrediente di successo della musica e del personaggio. La parte dei ricordi è in ogni caso la più riuscita e la più divertente, tanto da relegare quella di Sophie e dei tre padri al ruolo di cornice, e segna l’entrata in scena di tre personaggi che si rivelano inaspettatamente all’altezza dei loro futuri – e ben più noti- se stessi. Per il resto il sequel cerca di sopperire alle manifestazioni dell’identità ripetitiva che lo caratterizza con un salto di dimensione, puntando su grandi numeri corali, che sfondano la barriera tra interni ed esterni (“When I kissed the teacher”, “Waterloo”).

Negli anni Settanta, quando il mondo si preparava a scendere in pista con la disco music, Benny Andersson, Björn Ulvaeus, Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad davano vita a un marchio che, più dell’Absolut Vodka e di Ikea, avrebbe reso la Svezia celebre oltre il mare del Nord: gli ABBA. Il successo arrivò, inaspettato, nel 1974 con l’esecuzione all’Eurofestival del brano “Waterloo” e da allora gli ABBA non hanno mai smesso di cantare, neanche quando si sono separati poco meno di un decennio più tardi. Le loro canzoni, infatti, hanno continuato a suonare ovunque, dall’Australia al Sud Africa, dall’Argentina e il Messico all’Irlanda. Finché arrivò il momento tanto temuto, l’oblio. “Eravamo stati quasi dimenticati”, avrebbe raccontato molti anni dopo Björn, “ed ecco che due donne, Phyllida Lloyd e Catherine Johnson, cambiarono il nostro destino quando decisero di creare un musical dalle nostre canzoni”.

Quei grandi successi, che si prestavano a qualsiasi situazione perché parlavano della vita quotidiana, di cose alla portata di tutti, finirono per fornire la trama al musical Mamma Mia!, che quasi un decennio dopo la prima mondiale a teatro venne trasformato in un film con un cast stellare – Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgård – e una location fantastica come l’isola greca di Kalokairi.

Da allora sono passati altri dieci anni ma è come se da qualche parte un vecchio disco avesse continuato a girare su quel “Mamma mia, here we go again…” e all’improvviso quel refrain avesse innescato l’idea più logica, riprendere il filo della narrazione per raccontare la storia di Donna.

In fondo, a partire dal testo degli ABBA che sembrava già preannunciarlo, Mamma Mia! si prestava a un seguito. Di materiale ce n’era in abbondanza per cucirci sopra una nuova trama che avesse gli stessi protagonisti. C’erano troppe cose non dette e lasciate ai puntini di sospensione nel vecchio diario di Donna ritrovato dalla figlia, Sophie. C’erano tre storie d’amore estive in attesa di essere raccontate, una giovane band di amiche (Donna and the Dynamos) che aspettava di potersi scatenare sotto le luci dei riflettori, una ragazza innamorata della vita e dell’amore rimasta incinta, da sola, su un’isola, e un repertorio musicale dal quale continuare ad attingere a piene mani. In pratica, Mamma Mia – Ci risiamo! si offriva agli sceneggiatori sia come sequel che come prequel del film originale

Vengono proposte e illustrate le opere e le riflessioni di Giorgio Vasari, pittore, architetto, scrittore aretino. Vasari parla di sé in prima persona in un diario che ripercorre le tappe della sua attività di artista ma anche momenti della sua vita privata a partire dal suo allontanamento da Firenze in seguito all’assassinio di Alessandro de’ Medici da parte di Lorenzino de’ Medici.

Luca Verdone affronta la vita del Vasari come se fosse un risarcimento dovuto a colui che nei secoli è stato più ricordato per le sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri” che non per la sua opera di artista di valore sia in campo architettonico che pittorico.

“LE MEMORIE DI GIORGIO VASARI” Evento

Sabato 22 settembre: ore 21.00

Domenica 23 settembre. ore 16:30 e 18:45

Ingresso € 7,00 – ridotto e 5,00

Regia: Luca Verdone

Un film con Brutius Selby, Livia Filippi, Douglas Dean, Robert Dawson, Clive Riche

Genere: Biografico

Vengono così ben focalizzati i suoi rapporti non solo con i committenti ma anche con gli artisti da lui ammirati, in primis Michelangelo Buonarroti. Ma Verdone decide anche di lasciare un consistente spazio al rapporto dell’artista con le sue modelle, in particolare con una che andrà in sposa a un suo allievo, per mostrarci anche il versante meno ‘didattico’ della sua esistenza. Perché il regista rifugge dall’idea del didatticismo ma al contempo vuole realizzare un’opera che abbia una valenza pedagogico-culturale. Per far ciò quindi non rinuncia al rigore dell’esposizione dividendo la narrazione in capitoli in cui la parola prevale sull’azione.
Si sente vibrare (e non poteva essere altrimenti considerata la cultura cinematografica che ha permeato da sempre casa Verdone) la lezione del Rossellini televisivo. Si avverte cioè la meticolosità dell’esposizione unita a un’esigenza di narrazione tanto chiara quanto scevra di spettacolarizzazioni superflue. Chi vedrà questo film non si aspetti quindi di essere ‘intrattenuto’ ma abbia la certezza che gli verranno offerte occasioni di riflessione sull’opera di uno dei maestri dell’arte che si colloca al confine tra due periodi e che da entrambi ricevette linfa per la sua opera sapendone cogliere gli elementi migliori.

“SALVADOR DALI’ – LA RICERCA DELL’IMMORTALITA’ “ Evento

Lunedì 24 settembre: ore 19:00 e 21:00

Martedì 25 settembre: ore 21:00

Mercoledì 26 settembre: ore 19:00 e 21:00

Ingresso € 10,00 – ridotto e 8,00

PRENOTAZIONI

A inaugurare il nuovo calendario di eventi cinematografici, arriva nelle sale italiane il film evento Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, in programma il 24, 25, 26 settembre. Quest’apertura speciale della Grande Arte al Cinema è volta a celebrare il prossimo anniversario – che cadrà a inizio 2019 – dei 30 anni dalla morte di uno degli artisti più fantasiosi, irruenti e imprevedibili del ‘900: Salvador Dalí (1904-1989). Il film evento restituisce infatti agli spettatori l’opportunità di spingersi oltre al personaggio, quell’opera d’arte vivente che Dalí stesso fu in grado di costruire, per conoscere da vicino il pittore e l’uomo, così come gli spazi da lui ideati che hanno contribuito a plasmare la sua immortalità, l’immortalità di un genio.
Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità propone un viaggio esaustivo attraverso la vita e l’opera di Salvador Dalí, e anche di Gala, sua musa e collaboratrice. Il regista David Pujol ci guida, assieme a Montse Aguer Teixidor, Direttrice del Museo Dalí, e Jordi Artigas, Coordinatore delle Case Museo Dalí, in un percorso che ha inizio nel 1929, anno cruciale per l’artista sia dal punto di vista professionale che personale, fino alla sua morte, nel 1989. È nel 1929, infatti, che l’artista si unisce al gruppo surrealista, suscitando le ire di un padre che non accetta un cambiamento così radicale e tenta di allontanarlo da Cadaqués, luogo dove Dalí trascorre le estati soleggiate con la famiglia prima della rottura. Nello stesso anno l’artista incontra Gala, l’amore intenso di una vita, una donna che comprende il suo talento e le sue ossessioni, una musa che lo ispira e con cui sperimenta piaceri e divertimenti, ma che allo stesso tempo sa riportarlo alla realtà e gli restituisce l’equilibrio necessario.
Percorrendo vicende non scontate, si attraversano intere geografie vitali: l’adorata casa a Portlligat, l’officina casalinga che, dalle finestre che si ingrandiscono con i progressivi ampliamenti dell’edificio, accoglie tutti i colori della Catalogna e i paesaggi tipici delle opere di Dalí. In origine una cella di soli 22 metri quadri, proprietà di Lidia, una figura paesana che con la sua “follia plastica” e “cerebro paranoica” influenzò spiritualmente l’artista: un piccolo nido appena sufficiente per due e che negli anni si trasforma in un’enorme casa studio circondata da uliveti, frequentata da artisti, personaggi pubblici e giornalisti. In questo viaggio tra luoghi, emozioni e arte, non può mancare Figueres, a città natale dove l’artista crea il museo-teatro Dalí, il suo testamento artistico. Proprio qui, nella Torre Galatea, Dalí decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in una dimensione più intima con studi volti a comprendere il caos e a carpire l’agognato segreto dell’immortalità. Púbol rimane luogo immacolato per Dalí, castello donato all’amata Gala, simbolo di un amor cortese pensato per restituirle una desiderata dimensione intima che a Portlligat si era persa, tornando a un corteggiamento quasi antico. Un luogo dove l’artista accede solo su invito scritto della stessa Gala.
Ma sono anche la Parigi surrealista di Un Chien Andalou, prodotto e interpretato da Dalí e da Luis Buñuel, e la New York moderna e simbolo di speranza e risurrezione, ad essere protagoniste di Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, un film evento capace di farci penetrare nell’animo creativo, geniale, tormentato, di colui che secondo il regista Alfred Hitchcock era “il miglior uomo in grado di rappresentare i sogni” e replicare il mondo del subconscio.
Un tour delle sue creazioni, la contemplazione della sua vita così intrecciata a quella di Gala, immagini e documenti, alcuni dei quali completamente inediti, avvicinano lo spettatore a un genio unico nella storia dell’arte. Un pittore che ha fatto di se stesso una straordinaria ed eccentrica opera, capace di assicurargli un posto tra i grandi maestri e nel mito e di regalargli quell’immortalità che ha cercato per tutta la vita. Messo allo specchio, appena nato, con la morte di un fratello che si è sempre sentito di dover riscattare e che lo ha spinto, così dichiara l’artista, a eccedere sempre nel corso della vita.

I commenti sono chiusi