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“MA COSA CI DICE IL CERVELLO”

Dal 18 aprile all’ 1 maggio

GENERE: Commedia

REGIA: Riccardo Milani

ATTORI: Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Vinicio Marchioni, Lucia Mascino, Claudia Pandolfi, Tomas Arana, Teco Celio, Remo Girone, Ricky Memphis, Giampaolo Morelli, Alessandro Roia, Carla Signoris

Ma cosa ci dice il cervello, il film diretto da Riccardo Milani, racconta la storia di Giovanna (Paola Cortellesi) una donna dimessa, addirittura noiosa, che si divide tra il lavoro al Ministero e gli impegni scolastici di sua figlia Martina. Dietro questa scialba facciata, Giovanna in realtà è un agente segreto, impegnato in pericolosissime missioni internazionali. In occasione di una rimpatriata tra vecchi compagni di liceo, i gloriosi “Fantastici 5” (Stefano Fresi, Vinicio Marchioni,Lucia Mascino, Claudia Pandolfi), tra ricordi e risate, Giovanna ascolta le storie di ognuno e realizza che tutti, proprio come lei, sono costretti a subire quotidianamente piccole e grandi angherie al limite dell’assurdo. Con tutti i mezzi a sua disposizione e grazie ai più stravaganti travestimenti, darà vita a situazioni esilaranti che serviranno a riportare ordine nella sua vita e in quella delle persone a cui vuole bene.

Il senso del film è sintetizzato dal detto romano “Chi mena per primo mena due volte”, che ben fotografa la realtà che il film intende raccontare, quella con cui gli italiani si confrontano ogni giorno, abituandosi al peggio e facendosi andare bene qualunque cosa. Una commedia sociale per raccontare un Paese che ha bisogno di risvegliarsi dal torpore. Proprio come farà la sua protagonista.

“L’UOMO FEDELE”

Dal 19 al 23 aprile

GENERE: Sentimentale, Commedia

REGIA: Louis Garrel

ATTORI: Louis Garrel, Laetitia Casta, Lily-Rose Depp, Joseph Engel, Vladislav Galard, Bakary Sangaré, Kiara Carrière, Diane Courseille

PAESE. Francia

DURATA: 78 Min

Marianne e Abel si amano e vivono insieme, almeno fino a quando Marianne non lascia Abel perché aspetta un figlio da Paul, il miglior amico di Abel. Marianne lo sposerà presto e lui deve andarsene, in fretta. Abel non oppone resistenza e se ne va come fosse niente ma non è niente. Nove anni dopo, il cuore di Paul si ferma. Abel e Marianne si rivedono al funerale. Gli ex amanti si riavvicinano ma Eve, sorella di Paul, uscita dall’adolescenza e innamorata da sempre dell’amico del fratello, vuole Abel e dichiara guerra a Marianne. A complicare tutto poi c’è Joseph, figlio di Marianne e Paul, appassionato di enigmi polizieschi e convinto che la madre abbia avvelenato il padre.

La densità del nuovo film di Louis Garrel impressiona quanto il suo debutto. Accadono più cose ne L’uomo fedele che in un polpettone di tre ore.

Una donna annuncia al suo compagno una novità in tre tempi: è incinta, non è lui il padre e sta per sposare il padre del suo bambino. Cacciato dal paradiso della prima giovinezza, lui fa la valigia e se ne va senza drammi, pianti, imprecazioni. Ellissi di nove anni. Lui e lei si ritrovano al funerale dell’altro e tornano insieme sotto gli occhi di un’altra che vuole lui. Tre minuti sono passati dall’inizio del film. Un esordio folgorante, una scena di rottura mai vista.
La narrazione procede spedita, intelligentemente sostenuta dalla triplice voce off che ci lascia ascoltare le emozioni profonde dei personaggi e la loro presa di coscienza sulla natura dei propri sentimenti. Poi rallenta, progressivamente, varia il tempo e introduce due variabili al triangolo. Abel vuole riconquistare Marianne, Marianne vuole essere riconquistata ma Ève, sorella di Paul vuole Abel da quando era adolescente. È la guerra eppure tutto resta tranquillo. Perché il seguito avrà lo spirito beffardo del prologo mescolato a un genere a priori incompatibile: il film a suspense hitchcockiano.
Dopo Le deux amis, opera prima che riprendeva la configurazione sentimentale francese per eccellenza, L’uomo fedele contempla il rettangolo: due donne e due uomini, di cui Paul, deceduto e mai mostrato, è presenza costante in ogni discussione. All’equazione si aggiunge l’enfant demiurgo, personaggio centrale e rivelazione capricciosa che scompiglia e sovverte le certezze degli adulti. Manipolatore e visibilmente afflitto, introduce il sospetto e partecipa attivamente a ordinare e risolvere i termini di un’equazione che condurrà all’immagine finale di una famiglia ricomposta.

“SARAH E SALEEM – LA’ DOVE NULLA E’ POSSIBILE”

Dal 24 aprile all’ 1 maggio

Regia: Muayad Alayan

Cast: Maisa Abd Elhadi, Mohammad Eid, Kamel El Basha Ishai Golan.

Premio del Pubblico Hubert Bals e Premio Speciale del Giuria al Festival di Rotterdam per la sua eccellente sceneggiatura, SARAH E SALEEM – LA’ DOVE NULLA E’ POSSIBILE è un film straordinario e potente, “emotivamente sorprendente, ideologicamente spiazzante e difficile da dimenticare”.

“Un film scritto da Dio, due personaggi femminili meravigliosi, raccontando una storia piccola e privata dice delle cose durissime e con eleganza su Israele e Palestina. Si chiama Sarah e Saleem e dovete già segnarvelo da qualche parte, mettete la sveglia con notifica sulla’ iPhone. Forza che il cinema può ancora servire a qualcosa”.(il critico Mauro Donzelli)

In una Gerusalemme intrigante quanto la trama, dove due comunità dovrebbero coesistere ma dove il potere e l’influenza sono esercitati da un’unica forza dominante, anche una storia esclusivamente privata tra due persone scatena conseguenze politiche e sociali di portata inimmaginabile, a dimostrazione di come, in questa terra, nulla sia davvero possibile.

Cosa ci fanno Romeo e Giulietta nella Gerusalemme dei giorni nostri? Ed è giusto paragonare la seconda regia di Muayad Alayan a una versione contemporaneo della tragedia più famosa del Bardo? Probabilmente no, perché, nella città più divisa della storia contemporanea, a fare le spese di una passione illegittima non sono due famiglie stupidamente in lite, ma due culture, due tradizioni, due religioni, due civiltà eternamente in lotta. Nella città “spaccata in due” si paga doppio, triplo, quadruplo se ci si apparta di notte in un piccolo furgone per fare del sesso, per regalarsi l’evasione da un matrimonio stantio guastato da continui trasferimenti e dal limbo senza intimità di una gravidanza. L’arabo Saleem, che abita nella parte orientale di Gerusalemme e l’israeliana Sarah, che vive invece nella zona occidentale, forse non sanno fino in fondo cosa rischiano incontrandosi, o forse ne sono consapevoli, perché da prigionieri di un sistema oppressivo e di una tensione quotidiana che quasi toglie il respiro, pretendono di aggrapparsi a un sogno di felicità, al diritto di essere superficiali e incoscienti, talmente incoscienti da farsi sorprendere nella prigione a cielo aperto Betlemme, dove il film vira dalla love-story al damma sociale, dall’istantanea di un illecito rapporto di coppia al thriller politico.

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