Eventi

 

PER PRENOTAZIONI : 

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Tel. 0522 451567 ( in orari di apertura del cinema  )

Comunicare:  Cognome e Nome, numero di telefono ( solo per chi prenota telefonicamente ), titolo e data dell’evento, l’ orario desiderato e il numero dei posti.

La prenotazione è gratuita e resta valida sino a 10 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

 

 

“L’UOMO CHE RUBO’ BANKSY”

Martedì 11 dicembre: ore 21:00

Mercoledì 12 dicembre: ore 19:00

Ingresso € 10,00 – ridotto € 8,00

PRENOTAZIONI

Dopo il successo del Tribeca Film Festival, arriva nelle sale italiane il film evento narrato da Iggy Pop su uno dei più grandi esponenti della Street Art. È l’artista capace di scombinare opera dopo opera tutte le regole dell’arte contemporanea.

L’UOMO CHE RUBO’ BANKSY di Marco Proserpio, con musica originale di Federico Dragogna, Victor Kwality e Matteo Pansana, è prodotto da Marco Proserpio in collaborazione con Rai Cinema e arriverà nelle sale cinematografiche distribuito da Nexo Digital.

È il 2007. Banksy e la sua squadra si introducono nei territori occupati e firmano a modo loro case e muri di cinta. I palestinesi però non gradiscono. Il murale del soldato israeliano che chiede i documenti all’asino li manda su tutte le furie: passi l’essersi introdotto nei territori e l’aver agito senza nemmeno presentarsi alla comunità, ma essere dipinti come asini davanti al resto del mondo è davvero troppo. A vendicare l’affronto con un occhio al bilancio ci pensano un imprenditore locale, Maikel Canawati, e soprattutto Walid, palestrato taxista del posto. Con un flessibile ad acqua e l’aiuto della comunità, Walid decide di tagliare il muro della discordia. Obiettivo dichiarato: rivenderlo al maggior offerente.

È da qui che prende il via L’UOMO CHE RUBO’ BANKSY di Marco Proserpio narrato da Iggy Pop che arriverà al cinema solo l’11 e 12 dicembre nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema. Il film, che sarà presentato in anteprima al Torino Film Festival, nella sezione Festa Mobile, il prossimo 26 novembre, racconta la storia dello sguardo palestinese su un’arte di strada di matrice occidentale e sui messaggi che la Street Art veicola sul muro che separa Israele dalla West Bank. Ma è anche il racconto della nascita di un mercato parallelo, tanto illegale quanto spettacolare, di opere di Street Art prelevate dalla strada senza il consenso degli artisti.

Sono passati sette anni da allora e l’asta per quel pezzo di muro non si è ancora conclusa: per oltre centomila dollari una tonnellata di muro di uno degli artisti più celebri è stata trasferita in Scandinavia e ora pensa a volare oltreoceano. Partendo da alcuni casi concreti di opere finite sul mercato all’insaputa dei loro autori, L’UOMO CHE RUBO’ BANKSY affronta tematiche di attualità legate alla comparsa della speculazione nel mercato della Street Art, al diritto d’autore, al confronto tra culture diverse in un’ottica post-coloniale e al recupero di opere percepite come delle vere e proprie sfide tecnologiche anche da restauratori specializzati nello stacco di affreschi rinascimentali.

Il film evento alterna riprese fatte in strada in diversi paesi e interviste ad esperti –giornalisti, professori universitari, galleristi, avvocati– e a personaggi chiave del mercato parallelo della Street Art. Una testimonianza straordinaria che dà voce, per la prima volta, a Walid, lasciandogli la possibilità di spiegare la sua scelta di segare, per venderli, i muri offerti da Banksy al popolo palestinese, lasciando decidere al pubblico chi sono i buoni e i cattivi in questa storia, perché, come spesso accade, anche qui è solo una questione di punti di vista.

“DINOSAURS”

Giovedì 13 dicembre: ore 19:00

Ingresso € 10,00 – ridotto € 8,00

PRENOTAZIONI

Questo documentario, con immagini in 8K girate in Italia, Svizzera, Francia e Stati Uniti, mostra nel dettaglio sia il lavoro degli scienziati che li trovano e li studiano che i processi di estrazione e conservazione dei reperti. Dinosaurs è un documentario scientifico che racconta i retroscena legati ai più recenti ritrovamenti di queste affascinanti creature preistoriche.
Al di là del fascino che sono ancora in grado di suscitare per grandi e piccoli, pochi sanno però che la maggior parte degli scheletri esposti nei musei sono ricostruzioni e che nel mondo gli esemplari originali si possono contare sulle dita di una mano. Da dove arrivano? Chi sono gli scienziati che li trovano e li studiano? E dopo quali processi finiscono nei luoghi visitati ogni anno da milioni di persone?
Francesco Invernizzi, regista e produttore, risponde a queste domande ricostruendo il viaggio che affrontano i resti di queste creature straordinarie, dal ritrovamento nelle aree più remote del pianeta ai laboratori dei maggiori esperti mondiali, fino alle gallerie più esclusive e nelle case d’asta dove i grandi collezionisti e gli istituti scientifici prestigiosi si recano per aggiudicarsi questi rarissimi esemplari.
L’obiettivo di questo minuzioso documentario è mostrarci il complesso lavoro di coloro che dedicano le loro fatiche e i loro studi al ritrovamento di scheletri che spesso sono incompleti o che hanno le ossa sparse in un ampio raggio di terreno. Comprendiamo la delicatezza dei loro interventi così come siamo osservatori delle tecniche che permettono di prelevarne alcune parti per poi finalizzare il lavoro in laboratorio. Ciò che emerge in modo specifico è la passione con cui questi scienziati superano ostacoli e fatica che si presentano, seppure in forme diverse, in differenti luoghi della Terra. La trasformazione dei territori nel corso dei milioni di anni è un altro elemento che viene sottolineato.

“TRANSFERT”

Lunedì 17 dicembre: ore 21:00

Ingresso € 8,00 – ridotto € 7,00

PRENOTAZIONI

GENERE: Thriller, Drammatico

ANNO: 2018

REGIA: Massimiliano Russo

ATTORI: Alberto Mica, Massimiliano Russo, Clio Scira Saccà, Paola Roccuzzo, Rosario Pizzuto, Enrico Sortino, Rossella Cardaci

PAESE: Italia

DURATA: 101 Min

Stefano Sofia è un giovane psicoterapeuta che si deve confrontare con pazienti non facili nei confronti dei quali dimostra interesse e sensibilità. Fino a quando non gli si presenta il caso di due sorelle che vanno in analisi convinte, ognuna per la sua parte, che sia l’altra ad averne bisogno. Non sarà facile per lui confrontarsi con le loro tensioni emotive.
Massimiliano Russo alla sua opera prima fa centro grazie a una sceneggiatura capace di attrarre l’attenzione sin dalle prime battute. Si potrebbe dire che la strada gliel’ha spianata In Treatment rendendo mediaticamente coinvolgenti delle sedute tra terapeuta e paziente seduti uno di fronte all’altro.

Russo però non approfitta della situazione per offrirci una sorta di ‘seguito’ cinematografico ma interviene con grande originalità sull’elemento di base per consentirci di compiere un viaggio all’interno di una psiche.La definizione di transfert che si trova su Wikipedia potrebbe mettere sull’avviso. È la seguente: “Il transfert (o traslazione) è un meccanismo mentale per il quale l’individuo tende a spostare schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio ovvero il soggetto non comprende completamente da dove si originino tali sentimenti, emozioni e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca.” L’invito allo spettatore è però quello di non cercare di sapere di più per farsi coinvolgere da uno sviluppo dell’azione che testimonia della professionalità e della padronanza degli strumenti della scrittura da parte di Russo.
Il quale si colloca poi sia dietro che davanti la camera cucendosi su misura un ruolo determinante ma lasciando quello del protagonista ad Alberto Mica che sa come gestire le diverse fasi emotive che attraversa il suo Stefano. Il quale passa dall’autocontrollo imposto dalla professione a tensioni la cui spiegazione è complessa. Lo spettatore viene spinto ad empatizzare con lui mentre progressivamente fa la conoscenza dei suoi non facili pazienti. Non è esperienza frequente quella di trovare un’opera prima italiana così controllata su tutti i piani (ivi compreso quello della recitazione di tutti gli attori) che sia in grado di proporsi al di là dei confini nazionali senza aver nulla da invidiare a nessuno.

“GIACOMO LEOPARDI: IL POETA INFINITO”

Regia: Alessandro Scillitani

Martedì 18 dicembre: ore 21:00

Ingresso € 8,00 – ridotto e 7,00

Saranno presenti il regista Alessandro Scillitani e Bernardino Bonzani

PRENOTAZIONI

Giacomo Leopardi è vissuto nel crocevia di due secoli, fra il vento della Rivoluzione Francese e le spinte della Restaurazione.
Attraverso testimonianze di studiosi e dei discendenti della famiglia Leopardi, si intende raccontare un uomo di genio molto legato alla vita, passionale e desideroso di conoscere. Un Leopardi molto diverso dall’immagine solitaria e triste che ci è stata tramandata. Un uomo in grado di riflettere sul mondo attraverso uno sguardo che è sorprendentemente attuale, al punto da riuscire ad interpretare le nevrosi dei nostri tempi e a prevederne gli esiti due secoli prima. Grande poeta, filosofo, scrittore, poliglotta, nelle contraddizioni del suo pensiero risiede la grandezza, il suo interrogarsi sul mondo e sulla vita.

The Royal Opera
Čajkovskij: LA DAMA DI PICCHE

Martedì, 22 gennaio 2019 ore 19.45

Durata circa: 3,30h compreso intervallo

Ingresso e 12,00 – ridotto e 10,00

Nuova produzione dell’acclamato regista norvegese Stefan Herheim. L’opera di Čajkovskij, un’esplorazione sull’ossessione romantica, sarà diretta da Antonio Pappano con il grande cast guidato dal tenore lettone Aleksandrs Antonenko, il baritono bulgaro Vladimir Stoyanov e il soprano olandese Eva-Maria Westbroek.

La Dama di Picche racconta la storia di German (Aleksandrs Antonenko), un soldato senza soldi, ossessionato sia dal gioco d’azzardo sia dalla bellissima Liza (Eva-Maria Westbroek). Dopo che German prova a scoprire il trucco della carta vincente dalla nonna di Liza, la Contessa (Felicity Palmer), quest’ultima muore per lo spavento e l’ossessione di German si trasforma in follia. La produzione originale di Stefan Herheim pone lo stesso compositore nel cuore dell’azione. La Dama di Picche comprende alcune delle più memorabili musiche di Čajkovskij, con grandiosi cori, intime arie e duetti appassionati. Sul podio salirà Antonio Pappano, direttore musicale della Royal Opera.

Gli appuntamenti con la Royal Opera House al cinema offrono al pubblico di tutto il mondo i migliori posti in sala e includono materiale esclusivo capace di raccontare quel che accade dietro le quinte con interviste e dettagliati ritratti dei performers. Nella stagione 2017/18 più di un milione di persone a livello internazionale hanno assistito a una produzione di un’opera di punta o di un balletto della Royal Opera House in uno degli oltre 1.500 cinema che partecipano all’iniziativa in 51 nazioni.

“DEGAS: PASSIONE E PERFEZIONE”

Lunedì 28 gennaio: ore 19:00 e 21:00

Martedì 29 gennaio: ore 21:00

Giovedì 31 gennaio: ore 19:00

Ingresso € 10,00 – ridotto e 8,00

PRENOTAZIONI

Ballerine sinuose, interni di caffè, corse di cavalli, ritratti di famiglia, eleganti nudi femminili. Ricerca costante, studio dei maestri del passato, visite continue al Museo del Louvre.

È questo il mondo in cui ci trasporta DEGAS-PASSIONE E PERFEZIONE, il docufilm diretto da David Bickerstaff che inaugura la stagione 2019 della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital, che lo scorso anno ha raccolto oltre 500 mila spettatori.

In programma il 28, 29 e 30 gennaio, DEGAS-PASSIONE E PERFEZIONE ci farà attraversare le sale del Fitzwilliam Museum di Cambridge, sede della più ampia collezione di Degas del Regno Unito, per spostarsi quindi a Parigi e in Italia, dove Degas trascorse gli anni della formazione e dove ebbe modo di ricongiungersi anche col nonno paterno, René Hilaire De Gas, trasferitosi a Napoli a seguito della Rivoluzione francese.

Il film evento offrirà una visione unica sulla vita personale e creativa di Degas, indagando la sua relazione con il movimento impressionista, la sua fascinazione per la danza e i problemi di vista che lo attanagliarono sin dagli anni novanta. Gli spettatori scopriranno così la storia della sua ossessiva ricerca della perfezione attraverso la sperimentazione di nuove tecniche e lo studio dei maestri del passato, tra cui artisti del Rinascimento italiano e pittori contemporanei come Ingres e Delacroix. Uno studio che cominciò sin dal suo personale Grand Tour in Italia e che si sviluppò anno dopo anno grazie alle continue frequentazione di gallerie e musei parigini, primo tra tutti il Louvre.

Come spiega lo storico francese Daniel Halévy, Edgar Degas (1834-1917) era un lavoratore indefesso e quasi sempre insoddisfatto che teneva la maggior parte delle sue opere nascoste in scatole: le estraeva solo quando era costretto a venderle per vivere. Degas, che gli amici descrivevano come un uomo brillante capace di sprigionare allegria ma anche terrore in chi gli stava vicino, era un artista interessato più al processo artistico in sé che al risultato finale, tanto da essere noto per l’ossessiva rielaborazione delle opere. Una mania che, in alcune occasioni, lo spinse persino a chiedere ai committenti di riavere i suoi quadri per poterli ulteriormente ritoccare anche dopo averli consegnati.

Per raccontare il quotidiano che tanto lo colpiva -la vita nei caffè parigini (dal celebre Café Guerbois al Nouvelle Athènes), le corse di cavalli, i ritratti di famiglia, i nudi femminili- Degas non si limitò alla pittura ma realizzò anche numerose statue, prediligendo però la cera o l’argilla: sosteneva di non poter lasciare nulla dietro di sé in bronzo perché “il metallo era per l’eternità”. Il mercante d’arte Ambroise Vollard raccontò come un giorno Degas gli avesse mostrato una ballerina che aveva ritoccato per la ventesima volta esclamando: “Non scambierei nemmeno con un secchio d’oro il piacere che sento nel distruggerla e nel ricominciare da capo“.

Alla morte di Degas, nel 1917, più di 150 sculture in cera, argilla e plastilina furono trovate nel suo studio, molte delle quali conservate proprio al Fitzwilliam Museum. Saranno queste sculture, assieme allo studio di alcuni dei suoi quadri più celebri, ai racconti di chi gli stava vicino e alle sue stesse lettere a rivelare la complessa interiorità di uno degli artisti più influenti e amati dell’impressionismo.

 

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