RASSEGNA DEL MARTEDI’ POMERIGGIO

 

“POMERIGGIO AL CINEMA”

LA RASSEGNA DEL MARTEDI’ POMERIGGIO

PROGRAMMA DAL 3 OTTOBRE AL 21 NOVEMBRE

ORE 16:00 e 18:45

INGRESSO € 3,00

 

 

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MARTEDI’ 3 OTTOBRE

Stati Uniti. Elizabeth Sloane lavora, ottenendo ottimi risultati, per un’agenzia lobbistica legata all’area conservatrice. Decide però di andarsene quando si cerca di farla aderire a una campagna di supporto alle aziende che producono armi. Si vuole infatti contrastare una proposta di legge, che ne avvii la regolamentazione dell’uso, promuovendo una campagna che solleciti le donne ad armarsi per difendere i propri cari. Sloane porta con sé la sua squadra (con qualche importante eccezione) con l’intento di agire sul fronte opposto.

Il termine ‘lobbista’ si fa risalire al presidente americano Ulysses S. Grant il quale veniva sollecitato da pressanti richieste di favori mentre cercava di riposarsi nella lobby del Willard Hotel a Washington.

Oggi i lobbisti non si muovono più in ordine sparso ma fanno parte di vere e proprie strutture perfettamente organizzate. Facciamo conoscenza con il concentrato di tutte le loro caratteristiche nel momento in cui Elizabeth Sloane deve prepararsi per subire un interrogatorio da parte dei rappresentanti del Congresso degli Usa in ordine alla sua attività corruttiva. Le istruzioni che riceve dal suo avvocato hanno un denominatore comune: non rispondere ad alcuna domanda appellandosi al Quinto Emendamento.

Che Jessica Chastain fosse un’attrice capace con uguale efficacia di dare corpo alla Grazia (The Tree of Life) così come all’Eros più contorto (Wilde Salomé) lo sapeva chiunque si appassioni al cinema. Ma l’attrice è comunque capace di sorprendere ancora e lo fa in questo ruolo in cui le viene chiesto di incarnare una macchina umana finalizzata al successo, e pertanto capace di passare come un rullo compressore non solo sulle personalità altrui ma anche sulla propria. Miss Sloane è una donna che ha smesso di essere tale anche nella dimensione più intima e personale, che non ha dimenticato il sesso ma che lo ha separato brutalmente da qualsiasi possibile forma di sentimento. È interessante che Madden ne faccia una protagonista per una buona causa stando bene attento a non ‘convertirla’ a una diversa modalità di approccio nei confronti di chi la circonda. Positivo o negativo che sia il fine da raggiungere, la strategia e le tattiche impiegate non possono mutare più che tanto. Anche se, nel profondo, brilla ancora una fiammella di passione disancorata dall’utile da conseguire. Chastain, costretta da un abbigliamento formale da cui può liberarsi solo per del sesso senza amore, ci offre un ritratto amaro di un’ “eroina” dei nostri tempi. Che non sono tempi che lascino ben sperare.

 

locandina TRAILERMARTEDI’ 10 OTTOBRE

Il Film fa parte della rassegna “RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI 2017”

Teo è un creativo che lavora presso un’importante agenzia di pubblicità. Ha una relazione con Greta ma non disdegna attenzioni anche nei confronti di un’altra donna. Il suo incontro con Emma, che ha perso la vista in giovane età, ha un matrimonio alle spalle e lavora come osteopata, cambia il suo modo di rapportarsi con l’altro sesso. Allo slancio iniziale debbono però far seguito scelte che non sempre è facile adottare.

Silvio Soldini ha iniziato il suo viaggio nel mondo dei non vedenti con il documentario Per altri occhi in cui seguiva alcuni di loro nella vita quotidiana per poi accompagnare l’unico scultore non vedente italiano, Felice Tagliaferri, in un workshop in India presso un istituto che integra normodotati e disabili.

Ancora una volta, come è ormai cifra stilistica e segno costante di sensibilità del suo cinema, Soldini prende le mosse dalla realtà e dalla vita di tutti i giorni per scrivere (con la fedele

Doriana Leondeff e Davide Lantieri) e dirigere i propri film. Il non vedente al cinema è spesso utilizzato con finalità ‘altre’ rispetto all’analisi del suo vissuto. Può essere il saggio che ‘vede’ ciò che gli altri non vedono, il superdotato sensoriale, avendone perduto uno e sviluppando gli altri, oppure il soggetto verso cui provare una più o meno malcelata pietà. Quella, per intendersi, che fino a pochi decenni fa associava al termine cieco l’aggettivazione ‘povero’. Soldini sa bene che non è così e il film non ha la benché minima incertezza nel portare sulla scena una non vedente e una ipovedente (l’amica Patti) che interagiscono con il mondo che le circonda esattamente come i non vedenti fanno nelle loro vite.

È doppiamente interessante che il film si apra nel buio totale. Teo ed alcuni amici hanno deciso di fare l’esperienza di “Dialogo nel buio” (presente a Roma e a Milano) in cui si viene guidati in un percorso totalmente privo di qualsiasi fonte luminosa e chi accompagna e suggerisce esperienze con gli altri 4 sensi, è una persona che non ci vede. La situazione si ribalta perché è chi normalmente vede che abbisogna di aiuto ed è quanto accadrà a Teo che al momento ancora non sa che il caso (ammesso che il caso esista) gli farà rincontrare Emma che era stata la sua guida.

 

locandina TRAILERMARTEDI’ 17 OTTOBRE

Pierre è vedovo e anziano. Si è praticamente chiuso in casa da tempo, ancorato al ricordo dell’amata moglie e con una figlia che lo va a trovare e si occupa di lui. La donna gli regala un computer che non usa più e gli manda Alex, l’attuale compagno della figlia, per insegnargli i primi rudimenti di informatica pratica. Pierre impara così a navigare in rete e conosce Flora, una donna giovane e bella, che attrae con il suo romanticismo. Quando arriva però il momento dell’incontro comprende che non può essere lui a presentarsi e chiede ad Alex di andarci al suo posto.

Stéphane Robelin, alla sua terza prova nel lungometraggio, conferma l’impossibilità di costringere all’interno di un genere i suoi film.

Questo non è certo un difetto (anche se crea qualche difficoltà nel posizionare le sue opere sul mercato). La fonte di ispirazione iniziale è chiara e dichiarata: Pierre con la sua Flora corrisponde alla versione on line di Cyrano con Rossana. Non ha un naso lungo ma lunghi sono gli anni che ha vissuto e che non sente come compatibili con la giovane età e la bellezza della donna che non conosce il suo aspetto (perché glielo ha tenuto celato). Il contesto è quindi definito ma gli si aggiunge un novello Cristiano nei panni di Akex, un aspirante sceneggiatore disoccupato che si lascia vivere e che deve confrontarsi a distanza con il ricordo dell’ex della ragazza con cui vive in casa della madre.

È la malinconia a prevalere in più della metà del film: quella di un mondo in cui gli anziani si sentono messi (e si mettono) da parte e quella di solitudini da vivere anche in coppia. L’incontro virtuale ridà vita a Pierre mettendo in difficoltà un sempre più irrisolto Alex che ha un feeling con Flora la quale, a sua volta, non ha ancora finito di elaborare un lutto. Quando il gioco degli scambi si realizza nella realtà non più virtuale il film imbocca la strada della commedia (con qualche punta di farsa come nella scena dei mugolii fuori campo di Pierre) ma ormai il mood è definito. Ciò grazie anche all’impeccabile scelta degli attori su cui emerge un Pierre Richard che gioca con la sua vera età con grande nonchalance e puntuale adesione (anche fisica) alla psicologia del personaggio.

 

locandina TRAILERMARTEDI’ 24 OTTOBRE

Leo, Bruno e Zvi crescono in un villaggio ebraico della Polonia di inizio Novecento innamorati della stessa ragazza, la bellissima e volubile Alma, che promette a tutti e tre di sposarli, uno dopo l’altro. In realtà Alma ama solo uno dei tre, e il fortunato è Leo. Quando Alma, davanti all’avanzare del nazismo, viene spedita dal padre negli Stati Uniti, Leo promette di raggiungerla e nel frattempo di spedirle, insieme alle sue lettere, i capitoli di un grande romanzo che sta scrivendo sulla loro storia d’amore. Salto al 2006, dove troviamo Leo, “l’ultimo ebreo ad abitare a Chinatown”, condividere un edificio fatiscente con Bruno, con cui litiga in yiddish e su cui rovescia un rancore accumulato negli anni. Leo continua a cercare in ogni libreria quella Storia dell’amore che gli è stata sottratta e pare sia stata data alle stampe da altri. In parallelo la 15enne Alma, anche lei residente a New York ma nel quartiere ebraico di Brighton Beach a Brooklyn, sente parlare dello stesso libro dalla madre, e coltiva il desiderio di diventare anche lei, come la protagonista del romanzo, “la donna più amata del mondo”: ma la sua sfiducia nella possibilità di un amore duraturo la porta a sabotare ogni tentativo del suo amico russo Misha di passare al ruolo di fidanzato.

Queste sono solo alcune delle linee narrative all’interno di La storia dell’amore, basato sul best seller di Nicole Krauss, e la proliferazione di sottotrame è sia la forza che il punto debole del film, che è da un lato affascinante puzzle da ricomporre, dall’altro estenuante arzigogolo.

Sono qui all’opera tutte le caratteristiche del regista rumeno naturalizzato francese: l’umorismo yiddish come antidoto al dolore, talvolta estremizzato fino allo stereotipo etnico; il pathos melodrammatico, occasionalmente sconfinante nel melenso; l’attenzione ai dettagli, qua e là usati ad effetto tragicomico. La nota dominante rimane però la gioia del racconto e una capacità di affabulazione, apparentabile a quella dei grandi romanzieri del secolo scorso, che pochi registi contemporanei hanno saputo conservare. Ottima la scelta degli attori, dal veterano inglese Derek Jacobi nei panni dell’anziano Leo all’intensa giovane canadese Sophie Nélisse, già protagonista di Storia di una ladra di libri, a Elliot Gould che affida al suo Bruno tutto il suo shmaltz ebraico.
La storia dell’amore parla della difficoltà di essere vecchi come di essere giovani in un mondo percepito come in guerra con se stesso, di fiducia e tradimento, di ambizione letteraria, di legami famigliari ingombranti e imprescindibili, di amicizia, di sopravvivenza e di morte. Ed è raro trovare in un film contemporaneo un respiro così grande, pur nel caos che certa bulimia narrativa a volte genera. Il film di Mihaileanu stroppia, ma lo fa in un modo così accattivante che potrebbe trasformarlo in un cult movie, soprattutto per le generazioni di giovanissimi che vedranno esorcizzata quella paura di vivere che li fa sentire minacciati da ogni lato.

 

locandina TRAILERMARTEDI’ 31 OTTOBRE

Bratislava 1983. In una classe di liceo arriva una nuova insegnante, Maria Drazdĕchová, la quale, dopo essersi presentata, fa una particolare richiesta agli allievi. Ognuno di loro dovrà alzarsi e dire quale lavoro fanno i genitori. Mesi dopo viene convocata proprio una riunione dei genitori perché qualcuno ha denunciato un fatto grave: l’insegnante, appellandosi al suo stato di vedova, si fa fare lavori gratis da genitori e studenti. In cambio arrivano suggerimenti per l’interrogazione o buoni voti. La preside chiede ai genitori di assumere una posizione chiara in materia.

Anche se potrebbe sembrare impossibile, la storia di questo film si ispira fatti realmente accaduti allo sceneggiatore Petr Jarchovský quando era studente a Praga sul finire degli anni Settanta. Anzi, come si è premurato di specificare, le richieste era molto più dirette di quelle ammantate di gentilezza e falsa ritrosia affidate all’interpretazione di Zuzana Maurery, che ha conquistato il premio per la migliore attrice al festival di Karlovy Vary.

Approfittando di un ricordo che gli ha, in qualche misura, condizionato la visione sul mondo (come lui stesso afferma) ha affidato a Jan Hřebejk una vicenda che può essere affrontata con diverse chiavi di lettura. A chi scrive, ad esempio, è accaduto alle elementari (in Italia) di sentirsi chiedere quale fosse il lavoro di padre e madre. La finalizzazione (l’ho capito dopo ovviamente) era quella di tracciare una mappa socioeconomica della classe. Qui invece la motivazione è strettamente personale (dalla spesa alle riparazioni degli elettrodomestici) ma vi si innesta il ruolo che l’insegnante ha nel Partito Comunista di una Repubblica Ceca che guarda a Occidente ma non dimentica i carri armati a Praga. Si supera così l’aneddotica da commedia per passare ad un livello più elevato di lettura.

 

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MARTEDI’ 7 NOVEMBRE

Il Film fa parte della rassegna “RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI 2017”

A Disperata, un piccolo paese del sud Italia dimenticato da Dio, il sindaco Filippo Pisanelli si sente terribilmente inadeguato al proprio compito. Solo l’amore per la poesia e la passione per le sue lezioni di letteratura ai detenuti gli fanno intravedere un po’ di luce nella depressione generale. In carcere conosce Pati, un criminale di basso calibro del suo stesso paese. Il sogno di Pati e di suo fratello Angiolino era di diventare il boss del Capo di Leuca, ma l’incontro con l’arte cambia il loro modo di guardare al mondo.

Edoardo Winspeare prosegue il suo percorso di rilettura del nostro contraddittorio Paese osservando i luoghi e le persone del Salento, terra in cui vive e di cui conosce l’humus vitale e anche i problemi presenti e passati.

A differenza dell’erudito professore (uno dei personaggi del film) che trae da questa conoscenza noiosissimi anche se documentatissimi trattati, Winspeare trasfigura in commedia, con un retrogusto amaro, la quotidianità di un borgo che invece di chiamarsi Depressa (il vero nome del paese in cui è cresciuto) diventa qui Disperata. Si può dire che sia proprio Winspeare ad avere dato un impulso non secondario a quella riscoperta della Puglia come straordinario set cinematografico che ha fatto sì che la Film Commission regionale sia una delle più attive d’Italia. Gli spazi e gli scorci incantevoli ovviamente non gli mancano ma ciò che a lui più interessa è osservare, con la pazienza della lumachina che apre e chiude il film, quei microcosmi che specularmente riflettono dinamiche diffuse. Ecco allora un Consiglio comunale (che permette di dare al titolo una doppia significazione) che è formato da pochissimi consiglieri ma ospita diatribe che dovrebbero far sentire ‘grandi politici’ coloro che le alimentano. Mentre si assiste a dibattiti ripresi volutamente con sonorità che talvolta sovrappongono il parlato (un po’, ci si permetta il paragone, alla Altman) ci si accorge che potrebbero risuonare altri accenti ed altri dialetti ma che le situazioni sarebbero simili.

 

locandina TRAILERMARTEDI’ 14 NOVEMBRE

Emily è una vedova americana che vive in una bella casa nel sobborgo londinese di Hampstead sommersa dai debiti che le ha lasciato in eredità il marito e ai quali non sa come fare fronte, visto che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, se non come dama della carità. Di fronte al suo appartamento c’è il parco di proprietà di un ospedale fatiscente che un’altra inquilina, sposata ad un avido imprenditore immobiliare, vuol fare abbattere per costruire sui terreni una serie di appartamenti di lusso. Peccato che in quel parco viva da anni un uomo misterioso, l’irlandese Donald, che si è costruito una baracca e provvede autonomamente alle proprie necessità di vita, dal cibo all’energia elettrica. Un giorno Emily vede Donald dalla finestra, e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

Il regista inglese Joel Hopkins tenta di bissare il successo indie ottenuto qualche anno fa con

Oggi è già domani, insolita commedia romantica che faceva incontrare l’americano Dustin Hoffman e l’inglese Emma Thompson, e ripropone una storia d’amore Usa-Gran Bretagna in età avanzata con una misura di grazia e una coppia di interpreti di ottimo livello: Diane Keaton nei panni di Emily e Brendan Gleeson in quelli di Donald.

E la scelta degli attori è senz’altro la mossa più riuscita del regista, soprattutto perché Diane Keaton con gli anni diventa sempre più raffinata e gradevole, e qui regala una tenerezza senza tempo alla sua fragile ma indomita protagonista dai capelli candidi.

La trama però è eccessivamente esile ed edulcorata, soprattutto se si considera che il vero tema del film è davvero importante: le difficoltà delle persone di fronte a un mercato immobiliare sempre più intento a lucrare sulle disgrazie del prossimo. Anche il tema conseguente (e di scottante attualità) dell’occupazione abusiva di suolo pubblico viene trattato con estrema superficialità: Hopkins arriva persino a fare riferimenti espliciti a Karl Marx, apparentemente nume tutelare di Donald, senza però andare mai a fondo sulla dimensione politica della storia che racconta, e preferendo dare spazio solo all’intrinseca piacevolezza dei suoi protagonisti e alla loro romantica alleanza.

 

locandina TRAILERMARTEDI’ 21 NOVEMBRE

Maggio, 1940. Sulla spiaggia di Dunkirk 400.000 soldati inglesi si ritrovano accerchiati dall’esercito tedesco. Colpiti da terra, da cielo e da mare, i britannici organizzano una rocambolesca operazione di ripiegamento. Il piano di evacuazione coinvolge anche le imbarcazioni civili, requisite per rimpatriare il contingente e continuare la guerra contro il Terzo Reich. L’impegno profuso dalle navi militari e dalle little ship assicura una “vittoria dentro la disfatta”. Vittoria capitale per l’avvenire e la promessa della futura liberazione del continente.

Per Christopher Nolan e i suoi compatrioti britannici ‘Dunkirk’ è un mito nazionale. Sulle sue spiagge si è scritta una pagina eroica della loro Storia. Per ricostruire quel miracoloso avvenimento, dèbâcle che porta in sé il germe del futuro trionfo, l’autore sceglie tre terreni di battaglia e tre unità di tempo.

Una settimana sulla spiaggia, dove le truppe attendono di essere evacuate e il soldato Tommy scampa a un’imboscata, un giorno in mare, dove Mr. Dawson recupera i combattenti naufraghi, un’ora in cielo, dove il pilota Farrier abbatte i bombardieri tedeschi. Tre punti di vista che Nolan converge in un solo e medesimo presente. La flessibilità delle linee cronologiche si fa daccapo uno smisurato presupposto narrativo, generando storie mai viste e la Storia come non l’abbiamo mai vista.

Dunkirk non è veramente un film di guerra, o almeno non è un film di guerra come gli altri. Sotto le bombe e la musica organica-industriale di Hans Zimmer, Dunkirk è il soggetto ideale per appagare l’ossessione della percezione del tempo di Nolan. Ma la complessità dell’artificio non contraddice mai l’emergenza delle emozioni. Esigente nella forma, tutto passa per l’immagine e il suono, Dunkirk è un oratorio profano eseguito in un limbo di sabbia, uno spazio di panico razionalizzato in cui resistere e attendere di conoscere la propria sorte. Sorte nelle mani dell’ineluttabile forza del mondo: il tempo. Per il regista inglese il film è il solo modo di controllarlo. Ed è esattamente quello che fa restituendo l’incredibile realtà dei soldati coinvolti nell’evacuazione di Dunkirk e trasformati, dalla natura del territorio e delle operazioni militari, in un bersaglio permanente. Alla maniera di Cobb (Inception), Tommy raggiunge la spiaggia col solo desiderio di ritornare a casa. Ma la spiaggia è un incubo fatale e surreale. Sabbia e uomini a perdita d’occhio. E tutta quell’acqua che rigetterà presto ogni tentativo di evasione, restituendo soltanto cadaveri. Proprio come gli abitanti di Gotham, tagliati fuori dal mondo da Bane (Il cavaliere oscuro – Il ritorno), i soldati sono condannati all’impasse sulla riva e dentro un film statico dominato dal conto alla rovescia fino alla prossima (alta) marea.

I PROSSIMI TITOLI DELLA RASSEGNA SARANNO PUBBLICATI DAL 14 NOVEMBRE

 

 

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